I conti italiani non sono certo in regola e dall’Europa intera arriva l’invito ad occuparsi dell’economia tricolore. Berlusconi convoca un consiglio dei ministri straordinario, intanto sono diffuse le news sul Pmi. Il prodotto manifatturiero è indicato da più fonti come un indice di sviluppo dell’economia di un paese. Per questo mentre gli occhi sono puntati sull’Italia si apprende della decrescita tedesca che porta con sé tutta la zona euro.

In particolare ad ottobre, per la seconda volta (è già successo anche a settembre), l’indicatore manifatturiero Pmi è sceso al 47,2 per cento, partendo dal livello 49,1. C’era attesa per i dati ma nessuno pensava fossero così negativi.

Era previsto dagli analisti, infatti, un calo contenuto a 48,8 punti. Per calcolare l’indice Pmi sono presi in considerazione sia la produzione industriale, sia le attività manifatturiere, sia il peso dell’inflazione, tutto in forma previsionale.

Da evidenziare che il livello di equilibrio è a 50 punti e che dal 2009, da luglio di quell’anno, questo è il calo più rapido dell’indice. Il rallentamento della Germania appare preoccupante nella misura in cui coinvolge anche gli altri paesi europei.

I servizi però sono saliti, da 49,7 a 52,1 punti mentre ci si attendeva una crescita lieve fino a raggiungere 49,9 punti.

Oltre alla Germania, responsabile di questa flessione è anche la condizione francese. Il paese di Sarkò, infatti, sembra essere entrato in una fase di recessione.