L’Agenzia delle Entrate con un provvedimento del 30 gennaio 2015, approva il modello e le istruzioni per accedere alla procedura della voluntary disclosure – e stabilisce le caratteristiche per scrivere la relazione di accompagnamento e per predisporre i documenti richiesti dalla norma, nonché i modi con cui trasmettere tale relazione e documenti.

C’è tempo per inviare il modello della voluntary disclosure fino alla fine di settembre. Una volta presentata la richiesta ci sono trenta giorni di tempo per presentare la documentazione di supporto – e con questo passaggio si avvia il contraddittorio con gli uffici. Diversamente dagli scudi fiscali precedenti, tuttavia, la voluntary disclosure non prevede l’anonimato sui capitali rimpatriati, e non può essere presentata più di una volta. Chi può presentare il modello? Possono partecipare alla procedura i soggetti obbligati alla presentazione del modulo RW – relativo agli investimenti all’estero e/o trasferimenti da, per e sull’estero  -, ovvero le persone fisiche, gli enti non commerciali e le società semplici nonché i soggetti a essi equiparati, residenti in Italia.

Chi aderisce alla procedura della voluntary disclosure dovrà indicare tutti gli investimenti e le attività finanziarie che detiene all’estero, anche indirettamente o per interposta persona, e fornire all’Agenzia delle Entrate tute le informazioni necessarie a ricostruire i diversi passaggi, ovvero quali redditi sono serviti per costituire tali attività e come sono stati costituiti. Al Fisco tutte queste informazioni non bastano, vuole pure sapere quanto abbiamo guadagnato dalle attività all’estero e quanta parte di queste attività abbiamo dismesso nel tempo – magari per far rientrare queste risorse in nero in Italia.

Da considerare infine che questa procedura deve essere attivata per i periodi di imposta per i quali, alla data di presentazione del modello, non sono scaduti i termini per l’accertamento o la contestazione degli obblighi inerenti la presentazione del modulo RW. Quanti soldi l’Agenzia delle Entrate conta di recuperare attraverso questa via? Impossibile fare una stima, si può solo dire che probabilmente “le stime indicano un possibile rientro in Italia pari al 30% dei capitali detenuti all’estero, vale a dire tra i 30 e i 60 miliardi di euro” – sono le parole di Fabrizio Vedana, vice direttore generale di Unione Fiduciaria – “ma la percentuale potrebbe salire se la Svizzera dovesse chiudere un accordo sulla trasmissione di informazioni finanziarie con l’Italia”. E secondo Vedana “il rientro dei capitali è conveniente se i capitali si trovano in Svizzera da più di otto anni, quindi già prescritti. In questo caso il costo del rimpatrio si aggira tra il 12 e il 15%. Se invece si trovano all’estero da meno di otto anni, il costo può arrivare al 50%”.

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