La voluntary disclosure è la procedura di collaborazione volontaria volta a far emergere capitali, somme e valori occultati in Italia o all’estero e far regolarizzare gli investimenti illecitamente detenuti all’estero, consentendo al contribuente di beneficiare di una riduzione delle sanzioni relative alle violazioni in materia di monitoraggio fiscale.

Voluntary disclosure bis

A riaprire i termini fino al 31 luglio 2017 (con documentazione integrativa entro il 30 settembre), dando il via alla cosiddetta voluntary disclosure bis, è stato il decreto legge fiscale (D.L. n. 193 del 22 ottobre 2016) collegato alla Legge di Stabilità 2017, offrendo nuovamente la possibilità di regolarizzare le violazioni commesse fino al 30 settembre 2016.

Tra le novità di maggiore rilievo del nuovo provvedimento, che di fondo conferma la disciplina della precedente versione della voluntary disclosure, la nuova modalità di calcolo delle imposte dovute, ora a carico del contribuente e non più dell’Agenzia delle Entrate. Il contribuente dovrà poi provvedere all’autoliquidazione del debito complessivo versando le imposte evase e le sanzioni, in un’unica soluzione entro il 30 settembre 2017 oppure in 3 rate mensili, delle quali la prima entro settembre 2017.

Calcolo forfettario

Entrando nel concreto del calcolo, applicando il metodo a forfait basterà applicare un coefficiente di redditività pari al 5% del valore complessivo della consistenza alla fine di ogni anno e pagare sul reddito ottenuto un’aliquota del 27%.

Facendo un esempio pratico: supponiamo che un contribuente residente in Italia possieda un patrimonio non dichiarato nella propria dichiarazione dei redditi del valore di 1 milione di euro, che frutta un reddito annuo presunto di 50.000 euro (coefficiente di redditività del 5%). Ipotizzando 5 anni accertabili, applicando l’aliquota del 27% si ottiene un valore pari a 13.500 euro, ovvero l’1,35% per ogni anno accertabile, per un totale dovuto di 67.500 euro.

A tale importo si dovrà poi aggiungere il 2,5% di sanzioni complessivamente dovute per i cinque anni da sanare ai fini RW, considerando la sanzione minima ridotta dello 0,5% per ciascun anno.

Una volta che si è optato per il metodo forfettario, questo deve essere utilizzato per tutti i periodi d’imposta. Precisiamo che il metodo a forfait può essere utilizzato solo se la media delle giacenze estere non supera i 2.000.000 euro.

Calcolo analitico

Diversamente è possibile optare per il metodo analitico, da applicare comunque a tutti i periodi d’imposta, che tiene conto di tutte le voci che costituiscono le tasse e le sanzioni da applicare, ai quali sommare gli interessi corrispondenti. Questo significa che bisogna considerare la consistenza del capitale al 31 dicembre di ogni anno e il rendimento annuo che si è prodotto per poi andare a calcolare le imposte e le sanzioni dovute.

Ai privati si applica un’imposta sostitutiva sul rendimento finanziario del 27% per gli anni 2010-11 e del 20% dal 2012 in poi. Agli imprenditori che abbiano evaso IRPEF, IRAP ed IVA, su queste ultime due imposte si applicano invece le aliquote vigenti all’epoca dell’investimento e le relative addizionali.

Tornando all’esempio concreto precedente, privato con un investimento di 1 milione di euro con un rendimento del 2,5% annuo effettuato nel 2006 in evasione d’imposta e senza movimentazione, aderendo alla voluntary disclosure, con il calcolo analitico il contribuente dovrebbe versare un totale di 67.628 euro.

Forfait VS analitico

Dunque, nel caso preso in esame, i costi di adesione alla procedura per il rientro dei capitali si equivalgano utilizzando un metodo piuttosto che l’altro. Ovviamente però il metodo forfettario risulta decisamente più semplice. In alcuni casi però il metodo forfettario può risultare meno conveniente di quello analitico, poiché il 5% rappresenta un rendimento medio alto spesso superiore alla media dei rendimenti degli investimenti finanziari e il 27% risulta a volte superiore alle ritenute applicate in caso di redditi assoggettati a tassazione.

Sanzioni

In generale per questi calcoli consigliamo di evitare il fai da te e di rivolgersi ad un professionista, visto che tra i principali aspetti negativi di questa nuova modalità di autotassazione c’è il fatto che per chi versa meno del dovuto è prevista una maggiorazione pari al:

  • 10% se la differenza supera tale percentuale e riguarda redditi soggetti a ritenuta d’imposta o imposta sostitutiva;
  • 30% negli altri casi se la differenza supera tale percentuale;
  • 3% se la differenza è inferiore alle due percentuali.

A chi versa di più spetterà invece un rimborso o fruirà della compensazione.