Il Voluntary Disclosure o collaborazione volontaria è un provvedimento relativo al rientro di capitali costituiti o detenuti illegalmente all’estero. E’ stato introdotto per la prima volta negli Stati Uniti negli anni Novanta, ed ultimamente questo strumento è tornato di attualità, visto che è stato introdotto da diverse proposte normative promosse da diversi paesi europei.

In Italia il Voluntary Disclosure è stato recepito dalla legge 186/2014, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre 2014, n. 292 – entrata in vigore il primo gennaio di quest’anno. Per aderire a questo provvedimento c’è tempo fino al 30 settembre di quest’anno – ma c’è già chi parla di una proroga.

Si tratta di un’autodenuncia. Lo stesso vale per il ravvedimento operoso, istituto con cui il contribuente può porre rimedio agli errori che ha commesso e mettersi in regola per eventuali omissioni o irregolarità riguardo al pagamento dei tributi beneficiando di sconti sulle sanzioni.

Quali sono le differenze tra i due istituti? La più evidente è che il Voluntary Disclosure riguarda il possesso di capitali detenuti all’estero e non dichiarati precedentemente all’Agenzia delle Entrate, mentre il ravvedimento riguarda il mancato o l’insufficiente pagamento di tributi. Un’altra differenza significativa riguarda i termini per autodenunciarsi: con la Voluntary Disclosure c’è tempo solo fino alla fine del mese di settembre, i contribuenti potranno avvalersi del ravvedimento operoso anche dopo tale termine.

Ovviamente sarà diverso anche l’importo delle imposte, interessi e sanzioni che bisognerà pagare nei due casi. Particolarmente complesso appare in particolare il calcolo del complesso dei balzelli che vengono applicati al Voluntary Disclosure.