Attraverso la Voluntary Disclosure, entrata ufficialmente in vigore a partire dal primo gennaio del 2015, i contribuenti italiani che detengono capitali all’estero, in modo illecito, possono mettersi in regola, beneficiando di sconti sulle sanzioni da pagare e di agevolazioni sotto il profilo penale.

L’istituto della Voluntary Disclosure riguarda anche le opere d’arte (che possono avere grande valore patrimoniale) detenute all’estero dall’anno 2009 e che dovevano essere indicate all’interno del quadro RW del modello Unico (quello relativo alle persone fisiche). I collezionisti che rientrano in tale casistica sono dunque agevolati dal fatto che, attraverso la Voluntary Disclosure possono evitare tutte le sanzioni penali relative a reati come riciclaggio e autoriciclaggio.

Voluntary Disclosure: come gestire le opere d’arte

La sanzione base prevista per chi non ha dichiarato al Fisco italiano l’esistenza di opere d’arte detenute all’estero (sempre a decorrere dal 2009) varia dal 3 al 15 per cento del prezzo di acquisto delle opere d’arte stesse (o del loro valore stimato) per ogni anno di omessa dichiarazione. Si può aderire alla procedura di Voluntary Disclosure anche se le opere d’arte sono state acquistate da società all’estero poiché la sua interposizione non fa venir meno la possibilità di poterne usufruire.

 Uno degli aspetti più importanti in merito alla procedura di Voluntary Disclosure riguarda l’indicazione della data in cui le opere d’arte sono state acquistate. Qualora le opere sono state comprate dopo il 2003, è importante fornire anche la prova in merito al fatto che i fondi impiegati per la transazione non sono derivati da redditi che non sono stati dichiarati in Italia. Per fornire le prove si possono produrre documenti e fatture.