Grazie alla Voluntary Disclosure, gli italiani che detengono delle attività all’estero non dichiarate al Fisco, possono sanare la loro posizione. Per avviare questa procedura c’è tempo fino alla fine del mese di settembre – ma già si vocifera che potrebbe esserci una proroga. Le violazioni che si possono sanare sono quelle commesse fino al 30 settembre 2014.

Chi ricorre a questa procedura di collaborazione volontaria, deve prevedere il pagamento di imposte, sanzioni e interessi – e poi bisogna pagare gli onorari dei professionisti che devono redigere la dichiarazione che serve per accedere alla Voluntary Disclosure. Non si può prevedere quanto si pagherà se le somme da dichiarare al Fisco superano i due milioni di euro.

Per le somme inferiori è possibile accedere ad una procedura semplificata. Invece di calcolare tutte le rendite finanziarie, si prevede una redditività forfetaria degli investimenti del 5% annuo. Sulle somme così calcolate bisogna poi applicare una imposta con aliquota del 27%. Ovviamente non è possibile aderire alla procedura della Voluntary Disclosure se l’Agenzia delle Entrate ha già provveduto a contestare delle violazioni della normativa fiscale, ovvero se siamo oggetti ad ispezioni o verifiche del Fisco.

Per quanto riguarda gli onorari dei professionisti incaricati di seguire le pratiche in tema, ci si può aspettare un esborso quantificabile in un range compreso tra il 2 ed il 5% degli asset oggetto della Voluntary Disclosure. Il vantaggio principale per il contribuente che ricorre a questa procedura è rappresentata dallla riduzione delle sanzioni, e dal fatto che per alcuni reati – espressamente indicati nella normativa di riferimento – la punibilità è esclusa.