Sarà possibile aderire alla Voluntary Disclosure fino alla fine del mese di settembre del 2015 – se non ci saranno proroghe. Conviene aderire a questa procedura di collaborazione volontaria se non si vogliono correre seri rischi di diventare oggetto di contenziosi con l’Agenzia delle Entrate – e se ovviamente si hanno dei capitali illecitamente detenuti all’estero.

Si tratta in genere di soggetti che, in sede di dichiarazione dei redditi compilano il quadro RW. Si tratta di persone fisiche, enti non commerciali e società semplici che detengono investimenti all’estero o attività estere di natura finanziaria. A questa procedura possono accedere anche gli enti commerciali – come le società di persone e capitali – residenti in Italia (ma non possono accedere ai benefici previsti per sanare le violazioni).

Per accedere alla Voluntary Disclosure conviene rivolgersi al proprio commercialista o da altro professionista che sia in grado di seguire la pratica. Occorre valutare quali sono gli asset detenuti all’estero, in che anni si sono formati, in modo da poter effettuare il calcolo delle imposte e degli altri balzelli da pagare.

Compiuto questo passaggio si deve provvedere a compilare il modulo dell’Agenzia delle Entrate e successivamente presentare un’istanza all’UCIFI – è l’acronimo dell’Ufficio centrale per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali -, che dovrà stabilirà la veridicità dei documenti inviati dal contribuenti e successivamente calcolare le imposte, le sanzioni e gli interessi da pagare per i capitali illecitamente detenuti all’estero. L’ultimo suo passo sarà l’invio di un avviso di accertamento a cui sarà possibile rispondere in due modi: pagando quanto richiesto oppure avviando una proposta di accertamento con adesione.