La lunga discesa del prezzo del petrolio sembra essere senza fine. Ieri si è scesi sotto i 30 dollari al barile – siamo ai minimi dal 2004. Cosa cambia per noi con il petrolio a 30 dollari? Il primo effetto per i consumatori dovrebbe essere la riduzione del prezzo del carburante, anche se secondo le associazioni dei consumatori “le quotazioni del petrolio scendono vistosamente, i prezzi dei carburanti no. Secondo Federconsumatori e Adusbef, la benzina costa 6 centesimi in più di quanto dovrebbe. Secondo Nomisma Energia, il prezzo medio al dettaglio della benzina è di 1,429 euro al litro e potrebbe scendere di 1,4 centesimi, mentre un litro di gasolio costa 1,248 euro al litro, e potrebbe scendere di 3,6 centesimi.

La riduzione dei prezzi dei carburanti dovrebbe portare ad una riduzione dei prezzi dei voli aerei. Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, l’effetto dovrebbe essere ancora maggiore, perché “il cherosene è sottoposto a una tassazione inferiore agli altri carburanti“. Il prezzo però non sta ancora calando. Perché? Secondo Alitalia “tutte le compagnie“, acquistano il carburante “con molti mesi di anticipo“. La nostra ex-compagnia di bandiera “aveva opzionato per il 2015, a quotazioni di allora, gran parte della quantità di carburante per il 2015“, per cui “i benefici della diminuzione del prezzo del carburante matureranno soprattutto a partire dal 2016“.

Con un prezzo del petrolio così basso, aumenta il rischio che l’economia finisce in deflazione, ovvero con prezzi che diminuiscono anziché crescere. Il fenomeno è negativo per l’economia, perché spinge i consumatori a dilazionare gli acquisti, perché pensano che domani potranno comprare ad un prezzo inferiore a quello attuale. Di certo poi un livello di inflazione che si avvicina allo zero non aiuta i Paesi più indebitati come l’Italia.

Questo effetto viene più che compensato dal fatto che per i paesi manifatturieri – come la Germania e l’Italia – un basso prezzo del petrolio è una buona notizia. Per il nostro paese l’importazione di idrocarburi costava 70 miliardi nel 2011 e dovrebbe scendere a 30 quest’anno. Un’ultima considerazione: con un prezzo del petrolio a questi livelli non conviene investire in paesi legati all’export di petrolio – per esempio la Russia -, o in società che lavorano nel settore – come la nostra Eni.