In Italia la Consob ha deciso d’intervenire sul mercato azionario imponendo un divieto sulle vendite allo scoperto, una pratica molto speculativa che sostanzialmente punta in modo un po’ fraudolento al ribasso del mercato. 

La Consob, vale a dire la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, si è accorta che le cosiddette “vendite allo scoperto” molto frequenti in ambito azionario, effettuate in questo ultimo periodo sui titoli azionari di banche e assicurazioni, sono state troppo celeri.

Per questo è arrivato il divieto di vendite allo scoperto e immediatamente il FTSE Mib ha ripreso vigore. Se la borsa di Milano, a metà mattina registrava perdite superiori al 5 per cento, dopo l’intervento della Consob si è guadagnato terreno e il FTSE Mib ha chiuso soltanto con perdite del 2,76 per cento.

Ma cosa sono esattamente le vendite allo scoperto? Dei passaggi di titoli che puntano su un mercato fortemente ribassista. Facciamo un esempio pratico per capirne la dinamica: chi detiene un titolo “x” pensa che si deprezzerà a breve passando dal valore 100 al valore 80.

Per questo il proprietario del titolo “x” lo presta ad uno scopertista che lo vende sul mercato quando il titolo vale ancora 100. Nel breve periodo questo titolo perde quota e lo scopertista lo ricompra deprezzato guadagnando così la differenza tra il prezzo di vendita e quello d’acquisto.

Interviene allora l’azienda iniziale che, consegnata una parte degli introiti allo scopertista si mette in tasca in poco tempo i soldi della speculazione.