E’ appena iniziata la vendemmia 2014. Un fenomeno che occupa 1,25 milioni di persone e genera un fatturato di 9,5 miliardi di euro. Secondo uno studio preparato in occasione di Vinòforum Trade (una fiera in programma a Roma nel mese di novembre) dovrebbe portare meno quantità ma più qualità. Non si arriverà quindi agli oltre 49 milioni di ettolitri realizzati nell’anno passato a causa del clima anomalo di questa “estate“.

Sarà testa con la Francia: i cugini di oltralpe dovrebbe imbottigliare circa 46 milioni di ettolitri – siamo in media con i risultati degli ultimi cinque anni.. Della produzione italiana, il 40% arriverà dai 332 vini doc e dai 73 vini docg, il 30% verrà prodotto dai 118 vini igt, mentre la parte restante sarà rappresentato dai vini da tavola. Dei compratori stranieri attesi in Italia, l’87% è alla ricerca di vini doc.

Secondo il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo ”la decisa svolta verso la qualità ha messo in moto nel vino un percorso virtuoso in grado di conciliare ambiente e territorio con crescita economica e occupazionale anche attraverso l’integrazione di categorie come giovani, donne e immigrati che in questo momento hanno maggiori difficoltà nell’accesso al lavoro“.

Da considerare che il vino provoca ricadute occupazionali nelle vigne e nelle cantine ma non solo: c’è la distribuzione commerciale, la produzione di bottiglie e bicchieri di vetro, di tappi di sugheri, ma anche la cosmetica, l’enoturismo, le bioenergie

Se guardiamo più specificatamente al Vinòforum Trade si nota che il 39% dei presenti viene dagli Stati Uniti. Gli Usa rappresentano ormai il primo cliente per il vino italiano – per un +7% del valore delle esportazioni verso questo paese nel 2013. Da rilevare anche che il 14% dei compratori viene dall’Oriente. Qui troviamo mercati ad alto tasso di crescita. Un esempio in questo senso è Singapore: +11% (e +60% se si considera solo lo spumante).


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