In questi giorni la Bce ha pubblicato un rapporto dedicato al “Ruolo internazionale dell’euro“. Il quadro che traccia è quello di una moneta che viene scelta come meta per gli investimenti da oltrefrontiera – nel 2013 in particolare l’Euro ha attirato investimenti come non era riuscito a fare dall’inizio della crisi finanziaria -, ma ha visto diminuire i suoi numeri come riserva valutaria. Complessivamente nell’anno passato, l’euro ha visto accrescere il suo valore del 7%, il secondo maggior segno positivo dall’inizio della sua storia.
Non c’era bisogno di essere un esperto per capirlo: l’umore dei mercati finanziari nei confronti degli asset dell’Eurozona è migliorato nettamente. E ora i dati della Banca centrale europea chiariscono i contorni della vicenda: la domanda estera relativa ad investimenti in euro ha raggiunto il suo vertice da quando è partita dalla crisi finanziaria del 2007. Nel 2013 siamo arrivati al 3,7% del Pil dell’Eurozona – mentre l’anno prima eravamo al 3% del Prodotto interno lordo.
D’altra parte “La quota dell’euro nel complesso delle valute estere detenute a scopo di riserva è diminuito dello 0,9% al 24,4%“, e contemporaneamente è diminuita dell’1,4% per attestarsi alla quota del 25,3% il peso dell’euro come valuta di finanziamento a livello internazionale, – un calo condiviso con lo yen. Secondo la Bce “Questi ultimi sviluppi possono essere la risultante di diversi fattori, incluso cambiamenti strutturali all’interno del sistema finanziario e monetario a livello globale, oltre che i perduranti effetti della crisi del debito sovrano nell’Eurozona“.


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