E ora cosa succederà? Secondo il portavoce del governo Gabriel Sakellaridis ha detto ieri che “i negoziati devono ripartire stasera“. E poi ha continuato dicendo che “con questo risultato il primo ministro ha ricevuto un chiaro mandato dal popolo greco, e cioé di difendere la sua proposta e le sue posizioni“. La conclusione secondo Syriza sarebbe che “il governo greco ora andrà al nuovo negoziato con due nuovi elementi: il rapporto dell’Fmi sull’insostenibilità del debito greco e un nuovo mandato popolare, come mostra l’apparente risultato del referendum“.

Facendo così il governo greco sembra non fare i conti con la realtà. Il popolo greco ha parlato, ma l’opinione della culla dell’Europa non coincide con quella degli altri paesi dell’Ue. Alexis Tsipras ha promesso di volare a Berlino e di tornare a casa con un accordo entro 48 ore. Ma è difficile condividere il suo ottimismo. Bce, Ue e Fmi riceveranno i greci, ma potranno fare solo – eventualmente – piccole concessioni. Molti paesi europei devono far votare ai loro parlamenti l’eventuale accordo sottoscritto con la Grecia e soprattutto nell’Europa settentrionale sarà difficile far accettare accordi che vadano al di là del vecchio compromesso.

In teoria la situazione dovrebbe precipitare verso il 20 luglio, quando scadrà un prestito della Bce, perché la banca in caso di mancato pagamento della Grecia provvederebbe a chiudere i rubinetti del contante. La situazione però potrebbe precipitare molto prima. Nelle casse delle banche greche non ci sono più soldi. E senza le iniezioni di liquidità della Bce, in poche ore non ci sarebbero più i soldi da mettere nei bancomat.

Il rischio è quindi che il governo greco per non arrivare alla completa asfissia dell’economia ellenica provveda a breve alla creazione di una moneta parallela all’Euro per non strangolare completamente il paese. A queste misure dovrebbe accoppiarsi nei primi tempi anche uno stato di quasi emergenza nel paese, perché è facile attendersi forti tensioni sociali, con accaparramenti nei supermercati.

Nel breve ci si deve aspettare un nuovo crollo del Pil dopo il -25% degli ultimi cinque anni. Il turismo si gioverebbe della nuova situazione, mentre sarebbe complicato il futuro per i poveri, visto che i beni importati costerebbero molto di più. Possibile che a questo punto Bruxelles vari un piano di aiuti straordinari. La valuta parallela potrebbe produrre un uscita solo temporanea dall’Euro della Grecia.