Negli ultimi mesi, diversi commentatori hanno scritto che ad abbandonare l’Euro non saranno i cosiddetti paesi Piigs, ma piuttosto la Germania, che ritornerebbe al marco. Ieri poi vi ho scritto del “Manifesto di solidarietà europea” firmato da un gruppo di economisti europei uniti nel chiedere alla Germania ed ai paesi più competitivi di “uscire dall’euro“, per il bene comune. Difficile che però a tutte queste parole seguano dei fatti. Perché la Germania ha stretti legami nei confronti dell’Europa periferica.

Secondo Filippo Lanza, gestore di HI Numen Credit Fund, l’esposizione della Germania verso i paesi periferici europei sarebbe nell’ordine dei 750 miliardi di euro – una cifra che corrisponde a circa il 30% della ricchezza prodotta nel paese. E in questo bilancio non rientrano i rapporti commerciali e gli investimenti tedeschi nei Piigs europei…

Un’uscita del paese dalla zona euro, da una parte avrebbe un effetto recessivo sulla bilancia commerciale tedesca, e dall’altro avrebbe l’effetto di svalutare gli investimenti fatti – perché è facile immaginare una rilevante svalutazione dell’euro se la Germania. Difficile che i tedeschi possano accettare questo quadro, solo per ottenere in cambio, nel medio periodo, un miglioramento presunto delle condizioni economiche dei paesi periferici europei che dovrebbero ritornare poi a comprare i prodotti tedeschi

Visti questi stretti legami tra paesi Piigs e Germania, non si capisce perché il rischio di un default del paese tedesco viene valutato dai Cds con una probabilità del 2,5% nei prossimi cinque anni contro il 20% italiano. Se l’Italia fallisse le possibilità di un default dei crucchi aumenterebbe sensibilmente.

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