Da quando è scoppiata la grande crisi abbiamo perso 9,7 punti percentuali di Pil, il 27% di investimenti ed il tasso di disoccupazione è raddoppiato dal 6,1 a più del 12%. Per uscire veramente dalla terrificante recessione degli ultimi anni, e riparare i danni provocati da anni di crisi ed austerità, ci vorrebbero dei tassi di crescita del 3-4%. Nulla di tutto questo compare tra le stime ufficiali del governo Letta.

E allora cosa fare? Continuare sul cammino delle riforme – per non far dire al resto d’Europa che l’Italia “non vuole fare i compiti” e sforare il patto di stabilità, attestando per qualche anno il rapporto tra deficit e Pil al di sopra del 3% di almeno un paio di punti. Come? Una proposta interessante viene da PierGiorgio Gawronski, procedendo alla creazione di liquidità. In che modo? Emettendo quasi-moneta per rianimare la crescita.

Si potrebbe finanziare una parte della spesa pubblica – circa 25-30 miliardi l’anno – con ‘titoli pubblici’ di piccolo taglio e tassi vicini allo zero che potrebbero essere accettati per il pagamento di tasse, bollette… L’effetto di stimolo della domanda interna, potrebbe provocare un rilancio dei consumi e del Pil autoripagandosi.

Da anni l’Europa si sta costruendo sulla rinuncia degli stati membri alla loro sovranità monetaria – e sempre più a quella fiscale – e il terrorismo del deficit. E’ ora di cambiare…

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