Ha senso parlare di decrescita in economie devastate dalle politiche di austerità e dalla recessione, come la Grecia?

Davanti alla strada senza uscita delle politiche di austerità ed alla necessità ecologica di uscire dalla società della crescita, solo un programma che si ispira al progetto della decrescita può risolvere la situazione tragica di paesi come la Grecia. Le nostre proposte si articolano su tre piani:
a) la rilocalizzaione. Rilocalizzare, questo significa prima di tutto “sglobalizzare”. Quello che chiamiamo globalizzazione (o mondializzazione) non è in effetti che un gioco al massacro su scala globale. Una competizione nella quale tutti i popoli si autodistruggono tra loro. È ormai evidente che noi dobbiamo recuperare le attività produttive locali.
b) la ristrutturazione e la riconversione ecologica. L’agricoltura industriale produttivista è un suicidio collettivo, fonte di cancri, intossicazioni, epidemie, pandemie animali e così via. Dobbiamo prima di tutto riconvertire l’agricoltura per ritrovare un’alimentazione sana, con una produzione stagionale di qualità. Questo presuppone di ricreare milioni di contadini che saranno produttivi ed efficaci, ma senza cadere nella trappola del produttivismo. Si tratterà quindi di un’agricoltura senza pesticidi, senza OGM
Un secondo obiettivo è la riconversione del settore energetico con l’abbandono del nucleare e dello sviluppo delle energie rinnovabili. Infine bisognerà battersi contro le produzioni parassitarie – come la pubblicità – o nocive – come gli armamenti. Contro di loro bisognerà cercare di liberarsi progressivamente. Ma bisognerà anche ripensare radicalmente all’industria dell’automobile. Per produrre altre cose: prima di tutto mezzi di trasporto pubblici, perché tutte le fabbriche concepite per produrre delle macchine possono fabbricare degli autobus o dei tram, ma anche dei sistemi di cogenerazione. Produrre tutto questo creerebbe degli impieghi senza entrare nella logica del produrre sempre più, ma al contrario in quella di una produzione destinata a soddisfare dei bisogni reali. Un altro aspetto di questo progetto riguarda la necessità di ridurre gli sprechi e di lottare contro l’obsolescenza programmata: non si tratta di rinunciare alla lavatrice, ma a non cambiarlo ogni due anni… La stessa cosa vale per il computer: bisogna imporre ai fabbricanti una garanzia di almeno dieci anni. Così si avrebbe un impatto positivo sulla riduzione dei rifiuti ed il consumo di risorse naturali, e contemporaneamente mantenere lo stesso livello di benessere (se non superiore, visto che ci saremmo liberati dell’affanno di dover cambiare continuamente macchina, di andare a comprarla, e dalla ansietà di vederla sempre guasta…).
c) La riduzione degli orari di lavoro. La situazione attuale è assurda. Se un marziano sbarcasse sulla terra e vedesse come viviamo, ci tratterebbe come dei folli e sarebbe stupefatto della stupidità con la quale gli umani si organizzano. Da una parte ci sono milioni e milioni di disoccupati e dall’altra, milioni di uomini e donne che lavorano come pazzi. Fino a 15 ore al giorno. Una stupidità totale. Bisogna lavorare meno per lavorare tutti. Oggi per di più, più si lavora e meno si guadagna, perché siamo intrappolati in una concorrenza impietosa. Lavorando meno potremmo guadagnare di più e soprattutto vivere meglio.
Naturalmente questo programma, che mi sembra il risultato di un po’ di buon senso e una cosa che i nostri politici non potranno mai realizzare. Perché noi facciamo parte dell’Unione Europea e in più siamo nell’Eurozona, senza parlare del WTO (l’Organizzazione mondiale del commercio), e che quindi abbiamo le mani ed i piedi legati. Cosa fare allora? Per iniziare noi dovremmo riappropriarci della moneta. La cosa è manifesta: noi dobbiamo uscire dall’Euro. Senza questo passo non c’è alcuna possibilità di realizzare un simile programma.

Quale sarà il ruolo dei mercati nella società della decrescita?
Per evitare ogni malinteso, penso che sia importante distinguere il Mercato da i mercati. I secondi non obbediscono mai ad una legge pura di concorrenza ideale – meno male. I rapporti di clientela non sono mai impersonali. Incorporano sempre qualcosa dello spirito del dono che una società della decrescita dovrebbe ritrovarsi. Un gran numero di società umane conoscono i mercati (in particolare in Africa) e le monete, ma non sono delle società di mercato o dove tutto è mercato.

Il movimento della decrescita rappresenta una nuova forma di ambientalismo e quali sono le principali differenze con i diversi partiti verdi?
I partiti verdi dovrebbero sostenere il progetto della decrescita, ma entrando nel gioco politico hanno abbandonato tutta la radicalità del progetto originale dell’ecologia politica di Gorz, Illich, Ellul, Charbonneau, Bookchin ed altri ancora.
Il movimento della decrescita rappresenta un rinnovamento dell’ecosocialismo radicale.

Prima parte
photo credit: Cintia Barenho via photopin cc