La Germania cede, l’Italia questa volta riesce a piegare Angela Merkel. Ma chi vince sono sempre le banche. La riunione del Consiglio Economia e Finanza dell’Unione Europea, comunemente noto come Ecofin, è durata 12 ore il 18 dicembre ma ha portato ad un accordo che il nostro ministro Fabrizio Saccomanni (foto by InfoPhoto) definisce storico. “Abbiamo sventato il rischio di una nuova Lehman Brothers” – ha detto il titolare italiano dell’Economia. Il commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier, ha aggiunto: “Finisce l’era dei salvataggi bancari massicci e dei conti pagati dai contribuenti“.

Di che si accordo si tratta? E’ stato predisposto un meccanismo di gestione controllata dei fallimenti bancari. Dopo l’istituzione della vigilanza unica a cura della Bce, questo è il secondo cardine su cui si fonda l’unione bancaria europea.

In sintesi l’accordo prevede due aspetti fondamentali. Innanzitutto gli stati daranno vita ad un fondo salva-banche unico; questo verrà finanziato da prelievi nazionali sulle banche. Il fondo diventerà effettivamente unico in dieci anni. Le banche in odore di fallimento inizialmente cercheranno di coprire le perdite rivelendosi su azionisti, possessori di obbligazioni e grandi depositi; poi potranno attingere nel primo anno al fondo nazionale; negli anni successivi il fondo europeo avrà dimensioni tali da potervi fare ricorso. Si tratterà sempre di prestiti che le banche dovranno poi restituire.

Ciò che ha ottenuto l’Italia, e che la Germania non voleva, è che nella fase iniziale di costruzione del fondo le banche possano ricorrere a finanziamenti ponte da parte degli stati o del fondo salva-stati Esm.

Il secondo aspetto fondamentale dell’intesa raggiunta dall’Ecofin riguarda chi deciderà se la banca in fallimento potrà accedere a tali fondi. Sarà un organismo formato da rappresentanti degli stati, che agirà su impulso della Banca centrale europea. Viene quindi estromessa dalla decisione la Commissione europea.

L’obiettivo di tutto questo è evitare che le crisi delle singole banche si riflettano sul debito pubblico dei singoli stati, obbligando quindi le popolazioni a pagare pesantemente le gestioni scellerate dei banchieri.

L’accordo entrerà in vigore il 1° gennaio 2015.