Dieter Rampl si fa da parte in Unicredit annunciando che non si ricandiderà alla presidenza di Piazza Cordusio. La notizia è arrivata la termine del cda della banca milanese e ha riacceso le speranze delle maggiori Fondazioni azioniste per una futura poltrona tutta italiana. Il manager tedesco lascia il secondo istituto di credito nazionale dopo aver assunto la carica nel 2005 a seguito della fusione con Hvb realizzata dall’allora amministratore delegato, Alessandro Profumo.

Il banchiere di Monaco di Baviera nei giorni scorsi aveva portato avanti l’idea di un cda più snello rispetto all’attuale composizione di 23 membri e aveva annunciato una sua possibile ricandidatura se ci fosse stata condivisione tra tutti gli azionisti su una governance dal carattere sia nazionale che internazionale. Ma una netta riduzione del numero dei consiglieri avrebbe portato inevitabilmente all’uscita di scena dei soci minori. Sarebbe stata proprio la preoccupazione delle Fondazioni azioniste ha convincere il top manager all’addio. Rampl però manterrà fino alla fine del mandato il posto alla vicepresidenza di Mediobanca.

Ora gli occhi sono puntati alla prossima figura che occuperà la poltrona della presidenza. Già nei giorni scorsi era circolato il nome del direttore generale di Banca d’Italia, Fabrizio Saccomani, la cui candidatura è gravata però dai problemi di incompatibilità legati dell’incarico in via Nazionale. Dal Corriere della Sera spunta il nome del già presidente di Consob e Antitrust, Guido Rossi, mentre la Repubblica mette in lista Gian Maria Gros-Pietro. Si è tirato fuori dai giochi il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, che nelle scorse settimane ha escluso una sua candidatura.