Il vertice tra i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl da una parte ed il ministro del lavoro Elsa Fornero dall’altra ha portato a nuovi passi avanti verso la riforma del mercato del lavoro. Soprattutto sono stati fatti passi avanti con riferimento al nodo dell’articolo 18, vero punto di tensione tra le parti in causa. La proposta del Ministro sui licenziamenti è che il diritto al reintegro nel posto di lavoro sia mantenuto solo nel caso dei licenziamenti discriminatori mentre per quelli per motivi economici ci sarebbe solo un indennizzo e per quelli disciplinari sarebbe il giudice a decidere se il lavoratore debba essere reintegrato oppure indennizzato.

Il parere dei sindacati

Su quest’ultimo punto le posizioni si fanno distanti tra sindacati da una parte, che vorrebbero mantenere l’articolo 18 senza modifiche, quindi prevedendo il reintegro anche sui licenziamenti disciplinari, e Confindustria e Pdl dall’altra, secondo cui la reintegrazione va eliminata.

Ad ogni modo, intervistati dalle televisioni nazionali al termine dell’incontro, anche i leader dei sindacati si sono dimostrati più fiduciosi sul raggiungimento di un accordo equilibrato. A far cambiare il clima, sarebbero state le nuove rassicurazioni sull’entità delle risorse per gli ammortizzatori sociali, in linea con il discorso sulla “paccata di miliardi” del ministro Fornero degli scorsi giorni, e i tempi di uscita dall’attuale assetto delle indennità di mobilità, allungati di nuovo al 2017 e non più al 2015 per garantire i lavoratori colpiti dalla crisi.

Tra le altre novità che la riforma vuole introdurre è il ruolo centrale che dovrebbe assumere il contratto di apprendistato, che diventerebbe il canale principale di ingresso al lavoro. Accanto al contratto a tempo indeterminato e a quello di apprendistato resterebbero 7 tipi di contratto a termine ma sarebbero più difficili da utilizzare.