Chi ha commesso un errore nei confronti del fisco, sappia che lo Stato non è affatto interessato a litigare con il cittadino ma preferisce riscuotere i soldi che gli spettano. Per questo ha messo in campo numerosi strumenti che facilitano i rapporti tra fisco e cittadini. Uno di questi strumenti è il ravvedimento che può essere di quattro tipi. Il ravvedimento sprint, lo dice la parola stessa,  è quello che avviene nel minor tempo possibile. In pratica le sanzioni sono calcolate considerando solo 14 giorni di ritardo nei pagamenti. Quel che si applica è uno 0,2% per ogni giorno di ritardo. Quindi si va dalla misura unitaria indicata fino ad un massimo di 2,80% di sanzione.

Il secondo ravvedimento è quello “breve” che parte dal 15esimo giorno dalla scadenza dei pagamenti ed arriva fino a 30 giorni successivi alla scadenza. La sanzione prevista in questo caso è pari al 3 per cento fisso.

Esiste poi un ravvedimento trimestrale per cui la sanzione è calcolata come il 3,75 per cento fisso. Si parla di questo tipo di ravvedimento per le rate omesse successive alla prima per concordato, conciliazione o rinuncia dell’impugnazione dell’accertamento. E tutto parte dal 31esimo giorno fino alla scadenza della rata successiva.

Infine il ravvedimento lungo è quello che si protrae per un anno circa, dal 31esimo giorno fino alla dichiarazione dell’anno successivo relativa all’anno in cui è stata commessa l’infrazione. Anche qui la sanzione è del 3,75% fisso.