Tra tutte le tasse che dobbiamo pagare quella che pesa di più sulle nostre tasche è senza dubbio l’Irpef – ovvero l’imposta sul reddito delle persone fisiche: da sola rappresenta il 33,2% del carico fiscale complessivo (e vale 161 miliardi di euro). Dietro di lei arriva ad una ceta distanza l’Iva – vale 97 miliardi – e poi l’Ires. L’imposta sul reddito delle società pesa per 31,01 miliardi l’anno, e supera di poco il peso dell’Irap – imposta regionale sulle attività produttive – che porta nelle casse del Fisco 30,429 miliardi.

Il sistema fiscale italiano è sommerso da una valanga di balzelli che possono essere delle addizionali, accise, imposte, sovraimposte, tributi, ritenute – si va dalle tasse sul rumore degli aerei a quelle sugli spiriti passando per la sovraimposta applicata alla dogana su sacchetti di plastica non biodegradabili e ai fiammiferi -, ma gran parte del loro gettito è rappresentato da 10 imposte che valgono 417,7 miliardi di euro e garantiscono l’86% elle entrate complessive – ormai si è superata quota 486 miliardi di euro. Per il coordinatore dell’ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo “La serie storica indica che negli ultimi 20 anni le entrate tributarie pro-capite siano aumentate di 76 punti percentuali, molto di più rispetto all’inflazione che, invece, è salita del 47 per cento“. E la pressione tributaria in Italia (30,1%) è la terza più elevata dell’Area Euro – arriviamo dopo Finlandia e Belgio – e supera di sette punti percentuali la Germania (22,9%).

L’altro aspetto odioso è che per pagare tutte le tasse, nel nostro Paese, ci vogliono 34 giorni lavorativi. Le imprese invece, tra code, visite al commercialista e compilazione di moduli impiegano 269 ore l’anno.

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