La Corte di Cassazione con la sentenza 806 stabilisce che la banca sia responsabile per manomissioni dei propri bancomat, anche quando il titolare della carta sottratta non la blocca immediatamente e non fa attenzione a nascondere il Pin quando lo digita.

La storia finita in Cassazione è quella di un correntista che si era recato in uno sportello automatico per eseguire un prelievo e si era visto sottrarre la propria carta. Il correntista aveva segnalato l’inconveniente al vicedirettore della filiale che lo aveva invitato a ripassare il giorno successivo. La carta però non è stata trovata e due giorni dopo il soggetto truffato si era accorto che dal conto erano stati prelevati ben 7.000 euro.

L’uomo aveva avvertito per iscritto il funzionario del salasso subito, ma aveva atteso altre 24 ore prima di fare denuncia. Nei due precedenti gradi di giudizio il cliente della banca era stato considerato il solo responsabile dell’accaduto: era stato poco accorto sia perché non aveva fatto attenzione nel nascondere il Pin mentre lo digitava e non aveva subito bloccato la carta.

Secondo la corte di Cassazione invece la banca è venuta meno al suo dovere di diligenza professionale. Il vicedirettore che ha raccolto la denuncia sul cattivo funzionamento del bancomat ha rimandato il controllo al giorno successivo e non ha verificato – attraverso il circuito delle telecamere – se vi fosse stata manomissione del dispositivo da parte di terzi. Un’altra carenza del vicedirettore può essere ravvisata nella seguente circostanza: non ha consigliato al cliente l’immediato blocco della carta – questa manchevolezza è ancora più grave se si considera che la carta aveva un limite di prelievo di molto superiore al plafond contrattuale: 7.000 euro a fronte dei 2.500 consentiti.