La Francia teme per la perdita della sua tripla A, il riconoscimento che le agenzie di rating riservano alle economie più solide. Tutta colpa dello spread? Dopo aver spostato abilmente l’attenzione sui conti italiani, Nicolas Sarkozy è stato costretto a fare i suoi conti con lo spread. Il differenziale tra i titoli di stato transalpini e quelli tedeschi era fermo a sessanta punti all’inizio dell’estate, mentre nell’ultima settimana di contrattazioni era arrivato a 200 punti, per poi scendere di nuovo a quota 160.

Il fatto che siano aumentati i tassi dei titoli francesi e si sia capito, a livello economico internazionale, che la Francia stenta a crescere, hanno determinato un ripensamento di Moody’s sulla solidità di questo paese.

In particolare l’agenzia di rating ha detto che le scarse prospettive di crescita stanno mettendo il pericolo la tripla A della Francia. Se poi si considera l’altalena sulla quale hanno posto lo spread, allora il gioco è fatto. La nota di Moody’s è la seguente: “Costi di finanziamento elevati e persistenti, insieme a prospettive di crescita in deterioramento, potrebbero far aumentare le difficoltà del governo francese, con implicazioni di credito negative.

Riguardo al debito, la Francia ha un rapporto debito/Pil che si aggira sugli 83 punti percentuali. Gli analisti però credono che il paese di Sarkò sia in grado di raggiungere il pareggio di bilancio tra il 2016 e il 2017, grazie ad una manovra economica correttiva.