La Tobin Tax è entrata in vigore il primo marzo di quest’anno. A distanza di qualche mese si può cercare di fare un primo bilancio dell’imposta. Com’era prevedibile si è registrato un calo nell’operatività tra i primi due mesi dell’anno e marzo ed aprile. Comunque gli scambi in questa prima parte del 2013 sono in aumento rispetto all’anno passato.

Un riflesso del clima positivo sui listini e che ha fatto sì che per gli intermediari finanziari non sia pesata più di tanto l’introduzione della tassa. Ma Gianluigi Gugliotta, segretario generale dell’Associazione che raggruppa gli intermediari italiani, l’Assosim avverte: “I mercati in rialzo incentivano sicuramente gli scambi, soprattutto da parte dei day trader che, chiudendo le posizioni in giornata, non sono soggetti all’imposta. Secondo le prime stime ci risulta invece che gli intermediari che operano per conto di investitori istituzionali, soprattutto di matrice estera, stanno registrando un forte calo dei volumi”.

Questa preoccupazione è comune a tutti i maggiori attori del mercato finanziario. Assosim, Assonime, Abi, Ania, Assogestioni, Confindustria hanno scritto una lettera a Fabrizio Saccomanni, neo-ministro dell’economia, dove hanno messo per iscritto le loro preoccupazioni. Cosa succederà ad esempio quando i clienti dovranno pagare il conto per la tassa: il primo pagamento dovrà avvenire il 16 luglio, e poi il pagamento avverrà ogni mese.

Andando ad approfondire, si nota che a Piazza Affari nei primi due mesi dell’anno i volumi sono stati di 2,6 e 2,3 miliardi di euro, contro i due miliardi degli ultimi due mesi. Si registra una flessione anche nel numero dei contratti: da gennaio ad aprile si è passati da 267.000 a 255.000 a 235.000 e a 223.000.

Il quadro cambia se prendiamo in considerazione tutto il 2012: se prendiamo in considerazione il numero di contratti, nei primi quattro mesi dell’anno si è registrato un incremento dell’8% rispetto ai valori dell’anno passato. Se invece consideriamo il controvalore delle operazioni, nel 2013 la media è di 2,25 miliardi, contro la media del 2012, pari a due miliardi – e maggio sembra confermare questo quadro.

Visto che il quadro è mutato negli ultimi mesi, l’unica cosa che si può dire è che  la maggiore operatività dei day trader non soggetti alla Tobin Tax sta compensando – almeno in parte – il forte calo degli ordini da parte degli investitori istituzionali – soprattutto esteri. E questo sta facendo perdere ai mercati finanziari la loro ragion d’essere – almeno secondo gli operatori del settore -: far si che il risparmio a medio-lungo termine arrivi all’economia reale. E con l’applicazione dell’imposta ai derivati porterà ad aumentare il costo per ridurre i rischi per gli operatori istituzionali, e questo dovrebbe ulteriormente diminuire la loro esposizione nei confronti dell’Italia.

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