Venerdì scorso, primo marzo, è entrata in vigore in Italia la Tobin tax, l’imposta sulle transazioni finanziarie che prende il nome dal Nobel per l’economia James Tobin, fautore della teoria sulla tassazione delle operazioni di mercato per calmierare le turbolenze speculative sui cambi che durante gli anni ’70 hanno messo a dura prova il sistema economico mondiale e, di conseguenza, gli assetti politico-economici del pianeta.
L’imposta, pari allo 0,12% sul controvalore delle operazioni di giornata, e allo lo 0,1% dal 2014, si applica ai trasferimenti di titoli e strumenti partecipativi emessi da società sul territorio italiano indipendentemente dalla residenza dell’acquirente e da luglio si allargherà anche agli strumenti derivati quotati.

L’introduzione della Tobin tax ha sollevato numerose polemiche fin da subito, specie tra gli addetti ai lavori, per i quali la riduzione delle transizioni, dunque l’abbattimento delle entrate, che l’imposta comporterà non solo non permetterà allo Stato di raccogliere il miliardo di euro stimato lo scorso novembre, ma ridimensionerà il peso dei titoli italiani nel portafoglio degli investitori esteri e, da luglio, complicherà ancor più la vita ad un mercato, quello dei derivati (Idem), che già zoppica a Piazza Affari a soli venti anni dalla sua nascita. Preoccupazioni che in realtà si sono estese anche fuori dal mondo degli intermediari finanziari, soprattutto perché per ora la Tobin tax in Europa verrà adottata solo da Italia, Francia, Germania, Austria, Spagna, Portogallo, Grecia, Belgio, Slovenia, Estonia e Slovacchia.
Dal canto loro Ue e governo italiano hanno più volte sottolineato come l’obiettivo dell’imposta, che si spera si allarghi alle altre piazze del Vecchio Continente al momento restìe alla sua introduzione, sia quello fondamentale di porre un freno all’high frequency trading, fenomeno che più di ogni altro sta amplificando gli effetti già di per sé devastanti della speculazione sul debito sovrano e di quell’instabilità dei prezzi e dei mercati che proprio non lasciano intravedere segnali di ripresa.

Come funziona la Tobin tax. L’imposta si applica a tutte le transazioni (a carico del solo acquirente) su azioni di società italiane aventi, al 30 novembre 2012, capitalizzazione superiore a 500 milioni di euro a prescindere dal Paese di provenienza dell’ordine. Nel caso di operazioni OTC, al di fuori dei mercati, l’aliquota sale allo 0,22% (0,2% dall’anno prossimo).
Sui derivati, invece, il prelievo entrerà in vigore dal primo luglio 2013, ma l’aliquota varierà per tipo di strumento, sarà scaglionata sul valore delle transazioni ed applicata sia sulle transazioni di acquisto che di vendita, anche in giornata. L’applicazione dell’imposta avviene, infatti, sul saldo netto di fine seduta relativo allo strumento finanziario utilizzato. La tassa, in altri termini, verrà applicata solo sulle operazioni che a fine seduta avranno generato un saldo positivo rispetto al giorno precedente.
Per ridurre, inoltre, le operazione di high frequency trading finalizzate soltanto ad indirizzare il prezzo delle azioni, è stata introdotta un’aliquota dello 0,2% sul controvalore degli ordini annullati o modificati quando superano il 60% di eseguiti.

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