La tassa sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin Tax, si fa più concreta. Oggi la Commissione europea ha dato il via libera alla richiesta avanzata da dieci Paesi membri, tra cui l’Italia, sull’introduzione di questa tassa che potrebbe generare 10 miliardi di euro l’anno.

Si tratta di un passo importante e necessario per l’evoluzione di questo progetto che si inserisce in quello più ampio di maggiore cooperazione finanziaria europea, anche se non tutti i Paesi dell’Unione sono concordi. Anzi la Gran Bretagna ha respinto la possibilità di introdurre tale imposta, sostenendo di non poter sostenere una iniziativa che non verrà applicata in altre piazze finanziarie come New York, Hong Kong e Singapore, mentre altri Paesi, come la Svezia e la Polonia, hanno espresso forti perplessità in quanto temono una fuga di capitali.

Oggi Bruxelles ha constatato che tutte le condizioni legali sono state rispettate per autorizzare questi dieci Paesi (Germania, Austria, Francia, Belgio, Portogallo, Slovenia, Grecia, Italia, Spagna e Slovacchia) a proseguire sulla strada della Tobin Tax. La richiesta era stata presentata alla Commissione a settembre 2011, proponendo di tassare tutte le transazioni effettuate tra le istituzioni finanziarie.

“Sono lieto di vedere che dieci Stati membri hanno espresso la loro disponibilità a partecipare a una tassa sulle transazioni finanziarie comune lungo le linee della proposta iniziale della Commissione – ha commentato il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso – La tassa può raccogliere miliardi di euro sufficienti per gli Stati membri in questi tempi difficili. Si tratta di equità: dobbiamo fare in modo che i costi della crisi siano condivisi dal settore finanziario, invece di pesare sulle spalle dei cittadini comuni”.