La commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo ha approvato ieri a larga maggioranza l’introduzione della cosiddetta Tobin tax sia sulle transazioni di azioni, sia su quelle di bond. L’imposta sarà applicata anche alle emissioni governative, provvedimento quest’ultimo fortemente osteggiato dall’Italia.
Lo si è appreso da un’agenzia Reuters, che cita come fonte un comunicato del gruppo Socialisti e democratici dell’Europarlamento. Nella nota si specifica che la tassazione sulle azioni e i bond è dello 0,1% mentre quella sui derivati è dello 0,01% e che la misura dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2014 in 11 Paesi membri. Il via libera, comunque, spetterà agli Stati Ue che hanno aderito alla cooperazione rafforzata, vale a dire Germania, Francia, Italia, Estonia, Spagna, Grecia, Slovacchia, Belgio, Austria, Portogallo e Slovenia.

La posizione dell’Italia. Ad aprile il rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione europea, Ferdinando Nelli Feroci, ha dichiarato di essere pronto a porre il veto sul provvedimento Ue (la cui adozione, ricordiamolo, richiede l’unanimità) se la Tobin tax dovesse essere estesa anche ai titoli di Stato.
Di tutt’altro avviso, tuttavia, il Parlamento ieri.
Per Anni Podimata, europarlamentare socialista greca, “il negoziato è stato lungo e complicato” e “nonostante l’intensa azione di lobby del settore finanziario, il Parlamento è riuscito a difendere una proposta ambiziosa che riguarda tutte le istituzioni finanziarie, tutti i prodotti finanziari e tutti i mercati finanziari”, mentre il presidente del gruppo Socialisti e democratici, l’austriaco Hannes Swoboda, ha detto che ora “i ministri delle Finanze europei devono mostrare la loro capacità di decidere e agire velocemente”.

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