Sta diventando un’altra battaglia, un nuovo fronte nella guerra per far uscire l’Italia dalla palude della stagnazione. Il pagamento del Tfr direttamente in busta paga mensilmente ai lavoratori, invece che tutto insieme al momento di chiudere il rapporto con l’azienda, sta agitando non poco le imprese, che dovrebbero sobbarcarsi un nuovo aggravio finanziario in un momento maledettamente difficile, quasi certamente ricorrendo a nuovi prestiti (che le banche concedono col contagocce, soprattutto alle piccole imprese).

Ma il presidente del Consiglio Matteo Renzi appare deciso a percorrere questa strada, piena d’incognite e perplessità. Ha appena fatto sapere attraverso la sua newsletter: “Mi piacerebbe che dal prossimo anno i soldi del Tfr andassero subito in busta paga“. Quindi la questione, dal punto di vista del Governo, non è più se anticipare il Tfr, ma quando anticiparlo. “Sono soldi dei lavoratori, che però vengono dati tutti insieme alla fine. La filosofia sembra essere protettiva: te li metto da parte, per evitare che tu li bruci tutti insieme” – ha proseguito il premier, che ha anche aggiunto: “Uno Stato-mamma, dunque, che sottilmente fa passare il messaggio di non fidarsi dei lavoratori-figli. Io la vedo diversamente: per me un cittadino è maturo e consapevole. E come accade in tutto il mondo non può essere lo Stato a decidere per lui“.

Ma come finanziarlo? Secondo i piani del Governo, le banche e la Cassa depositi e prestiti dovrebbero costituire un fondo apposito per l’erogazione ai lavoratori che sceglierebbero l’incasso immediato, mentre le imprese continuerebbero a versare le stesse somme all’Inps. Quindi per le imprese non cambierebbe nulla. Teoricamente.

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