La prima idea di destinare una parte del Tfr in busta paga è arrivata nel 2011. L’aveva pubblicata l’economista Stefano Patriarca insieme a Sergio Cofferati in un articolo su l’Unità. E a quanto sembra il governo Renzi sembra aver preso a piene mani dalla sua proposta. Secondo i calcoli fatti nel 2011, la misura si tradurrebbe in aumento dei consumi per una cifra compresa tra i 20 ed i 26 miliardi di euro, per un aumento del Pil compreso tra l’1,2 e l’1,6%.

Oggi l’economista fa dei calcoli leggermente diversi, ipotizzando un’adesione del 50% dei lavoratori, i consumi dovrebbero aumentare dell’1,3% e il Pil dell’1% - mentre il gettito fiscale dovrebbe essere attorno ai 2,5 miliardi di euro. Ovviamente le stime sull’aumento dei consumi sono molto varie. Secondo il presidente di Assofondi Michele Tronconi: “di questi tempi gli italiani rimandano i consumi per colpa dell’incertezza generale. Meglio sarebbe cercare di rilanciare gli investimenti. E su questo i fondi pensione si stanno impegnando a creare un fondo per la crescita, con l’aiuto del governo. Certo è che la manovra sul tfr va in senso opposto e allora diventa tutto più complicato”.

Quanti soldi ci potremmo trovare in più in busta paga? Ovviamente ci dobbiamo accontentare di dati medi. Secondo i consulenti del lavoro la somma media sarà compresa tra i 40 euro – se decidiamo di farci erogare in busta il 50% del trattamento maturato -, i 62 euro – erogazione del 75% del Tfr -, e gli 82 – per la liquidazione anticipata di tutta la liquidazione. Chiusura alla presidente dei consulenti del lavoro Marina CalderoneSia chiaro, con questa misura il governo non regala nulla ai lavoratori che fanno un prestito a se stessi“.