Lo abbiamo già scritto qualche giorno fa: dal primo marzo dovrebbe andare a regime la norma introdotta nell’ultima legge di Stabilità, per cui sarà possibile destinare il Tfr in busta paga. Questa somma sarà soggetta alla stessa tassazione degli altri redditi, per cui la scelta finirà per aumentare soprattutto il nostro carico fiscale. Vale la pena quindi farsi due conti e stabilire se non sia possibile ottenere altre forme di anticipo della liquidità – e sempre legate al Tfr – meno penalizzanti dal punto di vista fiscale.

Prima di parlarne è importante rilevare alcune differenze: il Tfr in busta paga pensato dalla legge di Stabilità riguarda solo dipendenti privati per il Trattamento di fine rapporto che matureranno tra il 2015 ed il 2018, mentre queste alternative riguardano quote di Tfr che abbiamo maturato in passato ed ad esse possono ricorrere anche i dipendenti pubblici. Visto il diverso riferimento temporale, possiamo dire che un dipendente potrebbe ricorrere a entrambe le forme di anticipazione della liquidità.

La prima cosa da tenere presente è che si possono ottenere delle anticipazioni del Tfr che abbiamo maturato sia se abbiamo deciso di lasciarlo in azienda, sia se lo abbiamo destinato al fondo pensione – la tassazione nei due casi sarà però diversa. Per poter accedere a questa possibilità è necessario avere un’anzianità contributiva di almeno otto anni – e quindi si tagliano fuori i giovani – e si può richiedere l’anticipo per motivi di salute – è necessario sostenere delle spese sanitarie rilevanti – oppure per l’acquisto della prima casa – o la sua ristrutturazione. Quanto si può chiedere? Fino al 74% del montante accumulato.

Come abbiamo già detto la tassazione per l’anticipo del Tfr è ben diversa nei due casi: chi ha lasciato il Trattamento di fine rapporto in azienda, in caso di anticipo, subirà la tassazione ordinaria. Chi invece riscatta il Tfr nel fondo pensione pagherà un’imposta del 15% – ulteriormente ridotta dello 0,3% per ogni anno di adesione successivo al 15°, con una riduzione massima del 6% – se ha bisogno di soldi per spese sanitarie, mentre per la casa subirà una tassazione del 23%. La stessa tassazione che subirà nel caso richieda un’anticipazione del 30% “per altre motivazioni” – sempre dopo otto anni di iscrizione.