Come capita spesso con gli annunci del nostro premier Matteo Renzi (foto by infophoto), non è facile pesare i lati positivi e quelli negativi legati alla destinazione almeno in parte del Tfr in busta paga, perché non abbiamo nessuna bozza di provvedimento. Tutto quello che sappiamo sono le indiscrezioni trapelate in questi giorni sui mass media. Insomma il tema è abbastanza fumoso, ma comunque si può dire che per le aziende dovrebbe cambiare poco in termini operativi, perché dovrebbero continuare a fare esattamente cosa fanno ora, ovvero mantenere nell’azienda il Tfr se hanno meno di 50 dipendenti, o continuare a versarlo in un fondo dell’Inps se superano questa soglia dimensionale.

Questa lievitazione artificiale delle buste paga dovrebbe, nel giro di qualche tempo, portare a vantaggi in termini di crescita dei consumi – e quindi della domanda – e di riduzione delle tasse sulle piccole imprese. Questo perché i lavoratori dipendenti dovranno pagare l’Irpef sul Tfr in busta paga – in tassazione separata come avviene oggi -, e queste somme dovrebbe aumentare il gettito fiscale. Risorse che dovrebbero essere destinate alla riduzione del carico fiscale per le piccole imprese – almeno così si dice.

In definitiva, se le anticipazioni uscite in questi giorni sono corrette, le imprese dovrebbero appoggiare la manovra, perché per loro sarebbe vantaggioso. Per i lavoratori dipendenti la situazione è un po’ più complessa. Se il lavoratore ha problemi di liquidità, la scelta di ottenere almeno in parte il Tfr in busta paga sarebbe da consigliare, visto che chiedere soldi in prestito alle banche – ammesso che un istituto di credito li conceda – sarebbe sicuramente una scelta più costosa in termini di interessi da pagare.

Se non si hanno problemi finanziari, la scelta è da ponderare attentamente. L’utilizzazione del proprio Tfr per finanziare i nostri consumi oggi potrebbe ridurre l’ammontare delle risorse disponibili al momento della pensione. E come ci hanno detto già più volte, la nostra pensione dovrebbe essere molto più bassa rispetto al nostro ultimo stipendio – si parla del 55-60%. Il rischio è quello di spendere i  nostri soldi oggi per finanziare consumi inutili e trovarci domani con meno risorse di quelle di cui avremmo bisogno al momento della nostra pensione. Attenzione quindi alle nostre scelte se domani ci dovessimo veramente trovare davanti alla scelta del Tfr.