Perché il governo Renzi ha scelto di dare ai dipendenti la possibilità di farsi anticipare il Tfr in busta paga? Dietro la copertina, ovvero la giustificazione che si tratta di una scelta di libertà, ci sono due motivi. Dare un po’ più di liquidità a una parte della popolazione, ed in questo modo cercare di far ripartire la domanda interna, e quindi l’economia, e garantire alle casse dello Stato un maggiore gettito fiscale – stimato in oltre due miliardi di euro.

Come molti di voi sapranno, la somma che finirà in busta paga verrà tassata con l’aliquota marginale Irpef, per cui sarà conveniente ricorrere a questa mossa solo se si ha un reddito lordo inferiore ai 20.000 euro (alcuni fissano l’asticella ancora più in basso a 15.000 euro). Il Tfr non concorrerà invece alla determinazione del reddito totale per stabilire se si ha diritto o meno al bonus da 80 euro.

Nella relazione tecnica che correda la legge di Stabilità arrivata alla Camera si riconosce che la scelta di questa tassazione “penalizzante rispetto allo schema Tfr“, “potrebbe esercitare un effetto disincentivante all’esercizio di adesione da parte del lavoratore“. Per questo sono state fatte stime conservative, ipotizzando che il 40% dei dipendenti nelle imprese fino a 10 addetti, il 50% tra i 10 e i 50, e il 60% per quelle oltre i 50 decidano di farsi anticipare il Tfr. Visto che ogni anno matura un ammontare di Tfr pari a circa 20 miliardi di euro l’anno, i conti sono presto fatti.

Oltre a queste cifre bisogna aggiungere che il gettito derivante dall’innalzamento dell’aliquota di tassazione per i fondi pensione si stima in 450 milioni per il 2015, che saliranno l’anno venturo a 480. Dai documenti bollinati dalla Ragioneria di Stato emerge che le coperture della Finanziaria 2015 saranno assicurate per 14,78 miliardi da nuove o maggiori entrate e per 5,739 miliardi da riduzione di spese correnti. Altri 10,37 miliardi saranno assicurati  dall’aumento del deficit al 2,9% del Pil nel 2015.

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