Il nostro premier Matteo Renzi ha un fiuto da cane da tartufi per indovinare i temi con cui essere sempre al centro del dibattito politico – qualche malalingua potrebbe dire che sono anche i mass media a rincorrere sempre ciò che dice il nostro primo ministro. O che i cosiddetti “poteri forti” sono sempre lì a fare da sponda all’ex-sindaco di Firenze.

Come il Ceo di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne, che durante un intervento al salone dell’auto di Parigi, ha sostenuto l’idea del premier di inserire parte del Tfr in busta paga: “anche se costa alla Fiat dobbiamo appoggiare il governo in quello che sta facendo. Bisogna dare più liquidità ai consumatori e ai dipendenti, dobbiamo smettere di dire no a tutte queste iniziative“.

La proposta ha ricevuto un’apertura anche da un soggetto che prende molto spesso posizioni opposte al manager Fiat. Si tratta di Maurizio Landini, segretario generale della FIOM-CGIL. Per lui mettere il Tfr in busta paga è possibile, a condizioni di non variare la tassazione, perché si tratta comunque di Tfe e non di salario, e quindi “la tassazione del Tfr in busta paga come se fosse un aumento di salario sarebbe una str….“.

Insomma “l’aumento dei salari si ottiene solo aumentando i salari“. Il sindacalista pensa anche che sia necessario “mettere in condizione il lavoratore di scegliere cosa vuole fare” e quindi fargli scegliere se vuole il Tfr in busta paga oppure no. Sull’ipotesi del trasferimento del Tfr in busta paga è arrivata anche l’analisi del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – che ha parlato con il Foglio. Sul tema non si sbilancia – “ne stiamo discutendo“.

Prima di arrivare ad una soluzione bisogna considerare i vati interessi in campo. In particolare c’è il nodo delle banche, indispensabili per finanziare questa misura. Difficile chieder loro qualcosa, proprio ora che il mercato “attraversa ancora una fase nervosa perché devono finire gli stress test europei, a proposito dei quali sono piuttosto ottimista“. Domani la situazione potrebbe essere molto diversa…

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