Ok. Per ora siamo solo nel campo delle ipotesi. Ma per ora si può fare solo questo – visto che fin’ora della Legge di Stabilità sono circolate solo le bozze. Che riservano diverse sorprese. Per esempio il Tfr in busta paga dovrebbe essere sottoposto – lo dice il comma 1 dell’articolo 6 – “a tassazione ordinaria e non imponibile ai fini previdenziali“. Il risultato dell’applicazione di questa misura è che, secondo le stime effettuate dalla Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro, chiedere l’anticipo del Tfr in busta paga sarà conveniente solo per una ristretta fascia di lavoratori: quelli che hanno un reddito fino ai 15.000 euro.

Per tutti gli altri, la scelta si tradurrebbe in un aggravio fiscale, che, per chi ha, ad esempio, 90.000 euro di reddito, si tradurrebbe in un aumento di 569 euro l’anno - ovvero 1.895 euro in meno per il triennio 2015-2018. Per i redditi al di sopra dei 90.000 euro, l’aggravio fiscale sarebbe uguale, mentre per un dipendente con reddito medio lordo pari a 50.000 euro pagherebbe 306 euro di Irpef in più. A questo aggravio fiscale si aggiunge il rischio di pagare di più tasse universitarie e mense scolastiche perché aumenta il reddito imponibile e quello ai fini Isee.

Questo secondo rischio, di cui avevo già scritto in questa occasione dovrebbe essere evitato, visto che il Tfr in busta paga non dovrebbe venire conteggiato con il resto dei redditi ai fini della ricezione del bonus dei famigerati 80 euro, o a fini Isee.

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