Una delle domande più ricorrenti per i lavoratori italiani dopo la riforma della previdenza complementare varata durante il Governo Prodi II ed entrata in vigore il 1° gennaio 2007 è: mi conviene tenere il TFR in azienda oppure dovrei aderire ad un fondo pensione? La risposta a questa domanda non può essere univoca, e in questa sede vi vorremmo spiegare quali sono i fattori da considerare in questa scelta.

Per rispondere a questa domanda le principali variabili da considerare sono le seguenti: i costi di gestione, le regole sulla tassazione, i rendimenti e l’età del lavoratore. I costi di gestione sono da tenere in considerazione perché influenzano il rendimento della nostra scelta di previdenza complementare. La scelta di lasciare il TFR in azienda non comporta alcun costo di gestione - a differenza di quanto accade se scelgo di investire il mio TFR in un fondo pensione. In questo secondo caso i fondi negoziali o chiusi sono più convenienti dei fondi aperti.

Per quanto riguarda la tassazione, la scelta del fondo pensione prevede una tassazione dell’incremento del montante accumulato con l’aliquota del 20% – che viene ridotta al 12,5% per i fondi pubblici o assimilati -, mentre chi lascia il TFR in azienda deve sostenere un’aliquota del 17% sulla rivalutazione dello stesso – e quindi la destinazione del TFR in azienda è fiscalmente più conveniente.

Gli ultimi due aspetti da considerare sono i rendimenti e l’età del soggetto che deve scegliere tra fondo pensione o TFR in azienda. Per quanto riguarda il primo aspetto, bisogna rilevare che negli ultimi anni i rendimenti dei fondi pensione sono stati superiori a quelli realizzati dal TFR in azienda – nel 2013 il confronto è stato del 5,7% contro l’1,9%. Per quanto riguarda l’età, la maggior parte dei consulenti finanziari sconsiglia di aderire ai fondi pensione se si è a pochi anni dalla pensione, perché c’è il rischio che nel breve periodo questa scelta possa produrre delle perdite.

LEGGI ANCHE
Rendimento TFR in azienda: come stimarlo