I tempi di liquidazione del TFR per licenziamento possono variare in base alle diverse casistiche che possono presentarsi. Qualunque sia la causa di cessazione del lavoro (risoluzione, dimissioni, licenziamento, licenziamento collettivo e così via…), il datore è tenuto a versare la somma del TFR al proprio dipendente immediatamente dopo la fine del rapporto di lavoro.

Liquidazione TFR: tempi

Spesso, per ragioni tecniche o materiali, il datore di lavoro dovrebbe poter beneficiare di maggior tempo a sua disposizione per liquidare l’intera somma del TFR al lavoratore o ai lavoratori, nel caso di licenziamento collettivo ad esempio, soprattutto perché la somma è piuttosto ingente.

In questo caso, al datore di lavoro può essere concesso un termine che può andare da un minimo di trenta ad un massimo di quarantacinque giorni per liquidare il TFR in seguito all’avvenuto licenziamento. Le tempistiche massime sono in genere indicate all’interno del proprio contratto di categoria (CCNL, ossia Contratto collettivo nazionale di lavoro).

Le tempistiche massime per la liquidazione del TFR per licenziamento possono dunque variare in base al contratto collettivo nazionale di lavoro e in base al settore lavorativo.

Liquidazione TFR: conseguenze del non rispetto dei tempi

Può capitare che il datore di lavoro non rispetti i tempi massimi di liquidazione del TFR e che il lavoratore si trovi costretto ad agire per ottenere le somme a lui spettanti. In questo caso il datore di lavoro può essere messo in mora, può essere citato in giudizio e può infine subire l’esecuzione coattiva per il recupero del denaro che occorre per liquidare il TFR del lavoratore. Quest’ultimo, tuttavia, è sempre tutelato grazie all’apposito fondo di garanzia messo a disposizione presso l’INPS che una volta pagate le somme all’ex dipendente potrà poi rivalersi nei confronti del datore di lavoro insolvente.