Il Cda di Telecom Italia della scorsa settimana ha stabilito che non c’erano i termini per integrarsi con Tre Italia e ha chiuso l’operazione. Dal quartier generale dell’ex-monopolista italiano le bocche sono cucite sulla possibilità che ci siano trattative con altri soggetti. Impossibile che prima o poi non succeda qualcosa.

Lo dimostra il fatto che quando ha visto che le cose si stavano mettendo male, Tre abbia iniziato dei colloqui con Wind. La tendenza ormai è inevitabile, il mercato delle telecomunicazioni non è più l’Eldorado di una decina di anni fa. I ricavi sono in calo e Telecom Italia deve trovare le risorse per investire e per ripagare il debito monstre lasciato da tutte le cordate che si sono passate il controllo dell’azienda.

Come dicono tutti gli attori in campo, gli operatori nella telefonia sono troppi, e quindi è facile aspettarsi delle integrazioni. E attenzione a Vodafone, che con i suoi miliardi di euro di liquidità, potrebbe fare un sol boccone di Telecom Italia quando si sarà liberata della rete – senza quell’asset i governi italiani faranno molta fatica a far accettare al mercato l’applicazione della golden share, ovvero l’esercizio di poteri speciali sull’azienda…