Dopo le manovre finanziarie che stanno per portare la compagnia spagnola Telefonica a diventare l’azionista di riferimento di Telecom Italia, attraverso l’acquisto della maggioranza assoluta di azioni della holding Telco che ne controlla il 22,4%, e le preoccupate reazioni in Italia, espresse anche dalla rete su Twitter, il mondo politico comincia ad agitarsi.

Si chiede che il Governo riferisca in Parlamento sulla questione. Nella serata del 24 settembre il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha cercato di mantenere una certa equidistanza: “Guardiamo, valutiamo, vigileremo sul fronte occupazionale, ma bisogna ricordare che Telecom è una società privata e siamo in un mercato europeo. Inoltre capitali europei potrebbero aiutare Telecom a essere migliore rispetto a come è stata in questi 15 anni“. Letta riferirà alla Camera sulla questione martedì 1° ottobre alle 10.30. Il presidente esecutivo di Telecom Italia, Franco Bernabé, parla invece il 25 settembre in un’audizione al Senato.

I politici si stracciano le vesti. Beppe Grillo: “Un disastro annunciato da un saccheggio continuato, pianificato e portato a termine con cinismo. Il Governo intervenga acquistando la sua quota dirottando i soldi della Tav“. Barbara Saltamartini, del Pdl: “Non si può restare inermi a guardare“. Luigi Zanda, presidente dei senatori Pd: “Una lunga catena di errori in gran parte dovuti all’assenza ventennale di una politica industriale e, conseguentemente, alla prevalenza degli interessi privati sugli interessi pubblici“.

Preoccupati anche i sindacati. Luigi Angeletti, segretario Uil: “E’ un altro duro colpo perché perdiamo un’altra delle poche, grandi imprese che ancora restavano sotto il controllo italiano. Questo accordo ha una ricaduta per noi negativa sul fronte occupazionale, soprattutto per il futuro: gli interessi si spostano da Roma a Madrid“.

Nel mondo manageriale spicca il duro commento da parte dell’ex amministratore delegato di Tim, Marco De Benedetti, espresso su Twitter in due messaggi: “Nessuno ha il coraggio di dire che questo management non capisce niente di tlc, nessuna idea strategica. Management degno di questo nome si dimette se azionista ne preclude operato. Io l’ho fatto“.