Ma cos’è questa rete Telecom di cui tutti parlano? Perché all’improvviso è diventata così importante, addirittura da mettere a rischio la sicurezza nazionale se venisse ceduta alla compagnia spagnola Telefonica, come ha dichiarato il presidente del Copasir?

E’ un groviglio di cavi, centraline e ponti radio che vale circa 15 miliardi di euro. Quando Telecom Italia venne privatizzata, nessuno volle separare la rete di telecomunicazioni dalla compagnia da cedere, il cosiddetto scorporo della rete, appunto. E i tentativi successivi di farla tornare sotto il controllo pubblico sono sempre naufragati. Come accadde nel 2006 ad Angelo Rovati, stretto collaboratore dell’allora presidente del Consiglio Romano Prodi: perse il posto. Ieri il centrodestra tuonava contro l’ingerenza dello Stato in una compagnia privata, oggi piange perché la rete se ne va all’estero (foto by InfoPhoto).

L’idea sarebbe quella di compiere un’operazione analoga a quella delle reti di elettricità e gas, Terna e Snam. La cassa depositi e prestiti procederebbe all’acquisto. Ed è proprio sulla rete che viene impiegata la maggior parte dei dipendenti di Telecom Italia: circa 30 su 50mila.

Uno Stato che fatica a trovare un miliardo per evitare di aumentare l’Iva dovrebbe accollarsi un’operazione di tale portata, senza considerare i forti investimenti da effettuare per ammodernare tale rete. La situazione è ancora più complessa di quanto non sembri.