Il Dipartimento del Lavoro statunitense poco fa ha annunciato che a settembre il tasso di disoccupazione della prima economia è sceso sotto l’8% attestandosi al 7,8%. Si tratta del secondo calo consecutivo e del livello minore dal gennaio 2009. Colti di sorpresa gli analisti che avevano previsto un incremento di 10 punti base all’8,2%. Il calo del tasso di disoccupazione è attribuibile all’incremento da record, +873 mila, registrato dai nuovi posti di lavoro, il dato maggiore dal 1983.

In linea con le stime il saldo delle buste paga nei settori non agricoli (c.d. non farm payrolls), salito il mese scorso di 114 mila unità (consenso +111 mila). Nel dettaglio, il settore privato ha evidenziato un saldo positivo di 104 mila unità mentre la pubblica amministrazione ha aumentato le payrolls di 10 mila unità.

Il Dipartimento del Lavoro ha inoltre rivisto al rialzo per 86 mila unità i dati relativi luglio e agosto. Nel primo caso il saldo delle payrolls passa da +96 a +142 mila mentre nel secondo da 141 sale a 181 mila unità. Segno più anche per il salario medio orario, salito di 7 centesimi a 23,58$, e per le ore settimanali lavorate, in crescita di 0,1 ore a 34,5.

L’inatteso calo del tasso di disoccupazione sta spingendo le piazze finanziarie. Nel Vecchio continente l’Eurostoxx50 quota in rialzo di un punto e mezzo percentuale mentre negli Usa lo S&P ed il Nasdaq avanzano dello 0,5%. Segno meno invece per le materie prime (-0,6% per l’oro, -1,45% del greggio) visto che un netto miglioramento del mercato del lavoro potrebbe indurre la Fed a rivedere il suo piano di acquisto asset.