Il governo Renzi per ora si è limitato agli annunci. E tra questi c’è stato, come ho scritto qualche giorno fa la riduzione del 10% dell’Irap. “Una soluzione non indolore, visto che questa riduzione verrà compensata dall’aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20 al 26% – tranne i titoli di stato -, per un gettito che dovrebbe superare i 2,5 miliardi“.

Cosa cambierà per gli italiani? Per ora possiamo fare solo qualche previsione – anche perché non abbiamo un testo su cui discutere. A quanto sembra – ma le carte in tavola potrebbero cambiare – sarebbero avvantaggiati i titoli di stato - che continuerebbero ad essere tassati al 12,5% -, e con ogni probabilità i conti di deposito – che dovrebbero conservare il prelievo del 20%.

Il prelievo sugli altri redditi da capitale dovrebbe invece passare dal 20 al 26%. Una soluzione che era stata già adottata dal governo Monti quando aveva innalzato tale aliquota dal 12,5 al 20% (sempre con l’eccezione dei titoli di stato).

L’erosione di valore per un risparmiatore si può spiegare con un esempio. Se acquisto un’obbligazione – ad esempio – dell’Enel che garantisce un interesse lordo del 2,5%, con il regime attuale avrà un rendimento netto del 2%. Con il passaggio al 26%, l rendimento netto scendera all’1,86%. Se investo 10.000 euro mi vedrò accreditare in conto corrente 14 euro in meno (si passa da 200 a 186 euro).

Per fare un confronto un tasso del 2,5% lordo garantito da un titolo di stato produce un rendimento netto del 2,18% (circa). Se investo gli stessi 10.000  euro otterrò 18 euro in più oggi e 32 quando la ritenuta passerà al 26%. La stessa cosa avverrà per chi ha investito in azioni, fondi comuni o Etf. Le polizze assicurative del Ramo I, che impiegano il loro patrimonio nell’acquisto di obbligazioni di alta qualità e nei Buoni del Tesoro, pagheranno il 12,5% sui titoli di stato. Bisogna quindi aspettarsi che una parte degli investitori – istituzionali e non – modifichino le proprie scelte di investimento.

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