L’allarme arriva ancora una volta da Confcommercio, e più precisamente dal suo Ufficio Studi: le clausole di salvaguardia prevista dalla legge di Stabilità 2015 potrebbe far aumentare le imposte di 72,8 miliardi tra il 2015 ed il 2018. Lo stesso messaggio è stato lanciato anche dalla Corte dei Conti – con un linguaggio un po’ criptico e quindi poco comprensibile per l’opinione pubblica, l’unico accenno chiaro è quando afferma che bisogna “mettere in discussione il perimetro dell’intervento pubblico“.

Come si arriva alla cifra finale? L’Ufficio Studi ha stimato un aumento del carico per la grande distribuzione a causa della reverse charge – un particolare meccanismo di applicazione dell’Iva – di 728 milioni di euro l’anno per il triennio 2015-2018 (per un totale di 2,9 miliardi di euro). A questa cifra bisogna poi aggiungere l’aumento delle accise sui tabacchi – una misura classica utilizzata da tutti i governi degli ultimi settant’anni – e lo split payment – da quest’anno la pubblica amministrazione non versa più l’Iva sugli acquisti ai fornitori, ma direttamente allo Stato -: queste due tasse dovrebbero far lievitare il gettito di 7,8 miliardi nel triennio sopra indicato.

L’ultima voce è anche quella finanziariamente più rilevante, ed è rappresentata dalle clausole di salvaguardia che dovrebbero scattare se si sforassero gli obiettivi di bilancio: se la spending review non dovesse raggiungere gli obiettivi stabiliti dal governo Renzi, tra il 2016 e il 2018, l’Iva potrebbe crescere passando dal 22 al 25,5%. E a questa voce bisognerebbe aggiungere analoghi aumenti delle accise sui carburanti. Queste accise dovrebbero portare nelle casse dello Stato maggiori entrate per circa 700 milioni di euro l’anno. La somma di queste due imposte dovrebbe arrivare ai 69 miliardi di euro nel triennio 2015-2018.

Come spiega il presidente dell0rganizzazione – Carlo Sangalli – “Registriamo segnali di risveglio economico, che tuttavia non autorizzano facili ottimismi, ma evidenziano un’inversione di tendenza che deve essere supportata con politiche di sostegno alla domanda interna, partendo da riduzione in modo certo e generalizzato della pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese“.

Per ora però non accade niente di tutto questo, visto che le tasse sulla casa sono aumentate del 115% negli ultimi quattro anni. Solo tra il 2014 ed il 2013 c’è stato un aumento del 14,7% ed il gettito dovrebbe restare invariato anche nell’anno che è da poco iniziato.