Il Centro studi della Confcommercio ha presentato un rapporto dal titolo Finanza pubblica e tasse locali in cui ha evidenziato come queste ultime siano praticamente triplicate nel corso degli ultimi venti anni, toccando la quota del +248 per cento e passando da 30 a 103 miliardi di euro. A pesare sull’aumento delle tasse locali sarebbero, in particolar modo, le tasse sugli immobili e quelle sui rifiuti, che soltanto negli ultimi quattro anni avrebbero fatto un balzo del 143 per cento per gli immobili e del 50 per cento per i rifiuti. Un aumento vertiginoso, anche se nel corso di quest’anno le tasse sugli immobili dovrebbero scendere di poco meno di 20 miliardi di euro, grazie al fatto che vi saranno delle riduzioni.

L’aumento delle tasse locali varia, ovviamente, anche da zona a zona, creando spesso delle situazioni sproporzionate oppure inique. Basti pensare che la città di Roma è quella in cui le tasse locali sono più onerose, seguita da altri capoluoghi quali Campobasso e Napoli. Va meglio invece a Trento, Bolzano e a Cagliari.

Nel presentare il rapporto, il presidente di Confcommercio ha spiegato che l’unico modo per ridurre le tasse locali è quello di controllare la spesa in generale in modo assai più serrato di quanto non si faccia adesso, applicando rigorosamente il criterio dei fabbisogni e dei costi standard ma anche migliorando il coordinamento tra i vari livelli governativi. La ricetta vincente dovrebbe essere, in sintesi, meno spesa pubblica e meno tasse, sia nazionali sia locali.

Oltre a crescere le tasse locali, infatti, il balzo in avanti è stato fatto anche dalle tasse nazionali, il cui incremento è stato almeno del 72 per cento, passando così da 228 miliardi a 393 miliardi di euro. Il 2016 si è presentato già come un anno difficile e di sfida, iniziato con un dato deludente del Prodotto Interno Lordo dell’ultimo trimestre 2015 ma l’Italia avrebbe tutte le carte in regola per farcela.