Un altro primato negativo: le aziende italiane devono confrontarsi con il prelievo fiscale più alto dei paesi avanzati. Siamo al 65,8% degli utili, dietro di noi c’è la Francia64,7% -, e poi Spagna58,6% – e Germania – piuttosto lontana dai primi tre con un 49,4%. Le cifre arrivano dal Centro Studi di Confindustria.

Il dato in esame è il “total tax rate” misurato per primo dalla Banca Mondiale, un indice che misura l’insieme delle imposte pagate da un’impresa, e quindi include imposte locali e statali, su profitti, immobili, autoveicoli e carburanti – al netto di deduzioni e detrazioni. Nel calcolo non rientrano le imposte sui consumi e quelle che l’impresa raccoglie in qualità di sostituto d’imposta.

Se invece si guarda al cuneo fiscale, nella zona Euro fa peggio di noi solo il Belgio. Nel 2011, il Belgio registrava un 42,8% contro il 42,3% dell’Italia, mentre l’eurozona si situa ad un valore medio del 37,7% e l’Unione Europea a 27 è al 35,8%. I principali paesi europei si situano a valori molto inferiori rispetto all’Italia: si va dalla Francia (38,8%), alla Germania (37,1%), e poi Spagna (33,2%) e Regno Unito (26%). Il problema italiano è rappresentato dall’ingente spesa pensionistica, e dalla quota di Irap sul costo del lavoro. Complessivamente si registra un onere per le imprese che è pari al 10,7% del Pil. Peggio di noi fanno solo la Francia (12,9%) e l’Estonia (11,2%).
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