Il cronoprogramma di Carlo Cottarelli, commissario alla spending review, è asciutto: 32 miliardi di euro di tagli di spesa in tre anni. L’equivalente di due punti di Pil permetterebbe di realizzare un vero taglio del cuneo fiscale e non il contentino previsto nella legge di stabilità che si sta discutendo, perché questi soldi “saranno riutilizzati in gran parte per ridurre la tassazione sul lavoro“.

Ottimismo o incoscienza – sul tema la politica ci sta lavorando da vent’anni senza combinare nulla – l’ex dirigente del Fondo monetario internazionale ha già specificato che entro il mese di febbraio ci saranno il “grosso” delle misure per la revisione della spesa – e qualcosa dovrebbe essere specificato prima…

Secondo Cottarelli questa volta la spending review dovrebbe funzionare perché “c’è un modo diverso di lavorare rispetto al passato, tutta la Pubblica Amministrazione sarà coinvolta, non c’è un uomo solo al comando. Dai primi incontri con i ministri e i responsabili della Pa già arrivano nuove idee”.

Secondo il commissario scelto dal governo Letta, uno dei punti di svolta dovrebbe essere rappresentato dai manager pubblici. “Credo che debbano avere maggiore capacità gestionale e credo che occorra trovare il modo di penalizzare se certi risultati non vengono raggiunti e di premiare invece chi va bene“. un altro punto dolente è rappresentato dalle municipalizzate: di queste 7.000 società a capitale pubblico rappresenta “un sistema complesso e difficile“, nel quale occorre distinguere tra le aziende “che hanno ragione d’essere dagli scatoloni che sprecano solo soldi“.

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