Durante il periodo lavorativo i lavoratori del settore privato possono richiedere un anticipo del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) per acquistare per sé o per i figli una prima abitazione (articolo 2120, comma 6, del codice civile), acquisto che deve essere documentato con atto notarile. Una possibilità spesso sfruttata per evitare di accedere un mutuo, o per abbassare il suo importo.

Requisiti lavoratore

Come requisito del lavoratore, per l’anticipo del TFR, viene chiesto al lavorare di avere almeno 8 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro. L’importo non può essere superiore al 70% della somma maturata fino al momento della richiesta.

Requisiti immobile

Come requisito dell’immobile viene chiesto che l’abitazione per la quale si richiede l’anticipo possegga i requisiti di prima casa. Se l’anticipo viene richiesto per acquistare la casa a un figlio, i requisiti dovranno essere posseduti da quest’ultimo, quindi l’agevolazione spetta anche se il genitore ha già una prima casa.

Tassazione TFR anticipato

Dal punto di vista dell’imposizione fiscale, per l’acquisto di una prima casa l’anticipo del TFR è soggetto a tassazione e trattamento fiscale agevolato, ovvero l’importo erogato, al netto dei redditi già assoggettati ad imposta, viene tassato con una ritenuta a titolo di imposta del 23%.

Mutuo VS TFR

Nell’optare per l’anticipo del TFR, in luogo dell’accensione di un mutuo, va inoltre considerato che anticipando il Trattamento di Fine Rapporto si rinuncia alla rivalutazione del TFR, pari al 3% annuo. Per capire se la scelta è, o meno, conveniente bisogna confrontare tale tasso di rivalutazione del TFR con quello d’interesse medio dei mutui. Vanno poi considerati i costi di accensione del mutuo e le spese accessorie (notarili, per le perizie e le assicurazioni). Bisogna però tenere anche presente che il mutuo consente di detrarre il 19% IRPEF degli interessi passivi, per un totale di 760 euro annui.