Negli ultimi mesi del governo Monti il progetto di tassare le sigarette elettroniche è spuntato fuori più volte. E prima o poi qualcosa verrà fatto, anche perché lo Stato si deve confrontare a un calo delle entrate fiscali nel settore valutato in 700 milioni di euro.

Difficile però che possa già avvenire nel futuro prossimo, perché l’amministrazione statale deve ancora decidere quali regole applicare alle sigarette elettroniche. Se venissero trattate come un prodotto derivato dal tabacco, dovrebbe essere venduto solo in tabaccheria, sarebbe sottoposto a divieti pubblicitari e su di esso verrebbe applicata un’accisa.

Se invece venisse considerato come un dispositivo medico (come era all’inizio, visto che era venduto come prodotto che aiutava a smettere di fumare), la sua vendita potrebbe avvenire solo nelle farmacie…

Ovviamente ci sono forti interessi in gioco per dare una definizione o l’altra, anche perché le vendite di sigarette elettroniche continuano a crescere nonostante la generale contrazione dei consumi.

L’unico Paese europeo che ha regolamentato il settore è la Gran Bretagna. In Italia per ora l’unico provvedimento sul tema è il divieto di vendita ai minori – che come avviene per le sigarette è stato ampiamente contraddetto nei fatti.

Finora l’unico effetto prodotto dalle voci su una possibile tassazione sulle sigarette elettroniche è stato un aumento nelle vendite: un po’ di gente ne sta facendo scorta prevedendo un’applicazione a breve di una tassa e un conseguente aumento dei prezzi

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