Il 2014 sarà ricordato come l’anno nero per gli esercizi commerciali: in media 135 chiusure di negozi al giorno. Imu e Tasi in aumento, e come ultimo regalo la nuova tassa sui rifiuti. Il carico fiscale arriva in alcuni casi ai 5.000 euro. Nel 2013 c’è stato il passaggio dalla Tarsu alla Tares, e l’aumento medio è stato del 290% – in alcuni casi si è arrivati al 500% (la ristorazione) e addirittura al 600% (ortofrutta e discoteche).

Durante l’anno passato la tassa ha cambiato nome – ora si chiama Tari -, ma sono rimasti gli aumenti – anche se più contenuti, solo il 2,7%. Per i distributori di benzina la stangata media è stata di 4.672 euro, a cui si sono aggiunte nell’ultimo anno 289 euro. Non sono i soli ad essere tartassati. Come rileva la Confcommercio gli incrementi sono stati “particolarmente significativi per alcune categorie merceologiche, come i distributori di carburante, i supermercati, i negozi di ortofrutta“.

L’imposta non risparmia nemmeno i privati: per la Federconsumatori, tra il 2010 ed il 2014, la tassa sui rifiuti è cresciuta in media del 20,65%. Secondo la Confcommercio “la causa è da imputarsi prioritariamente al peso dei piani finanziari dei Comuni, sia in relazione al loro costo complessivo, sia a causa della loro estrema variabilità tra le diverse realtà territoriali. Situazione ancor più critica e ingiustificata se si considera che tale disomogeneità si registra all’interno di Comuni appartenenti non solo alla stessa Regione ma anche alla stessa provincia e che, pertanto, hanno parametri riferibili a popolazione, tessuto imprenditoriale, densità abitativa e condizioni territoriali quantomeno similari“.

Un esempio può chiarire il quadro. Se si confronta il servizio di due città come Siena e Pistoia, si può rilevare che si tratta di due realtà omogenee a livello di territorio e strutturazione del servizio, ma con un diverso costo pro capite che è ingiustificato: 255 euro nel primo caso e 150 nel secondo. Secondo Confcommercio è stata persa un’occasione, perché bisogna imporre “ad esempio, che già a partire dal 2015, nella determinazione dei costi del servizio, il Comune debba obbligatoriamente avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard. Sarebbe stato un primo importante passo per lasciarsi alle spalle le vistose iniquità che i vari tributi locali hanno prodotto in questi ultimi anni”.

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