La manovra economica presentata dal governo in carica, è stata pensata da Tremonti come il primo passo verso un traguardo ambizioso: il pareggio di bilancio nel 2014.

Mario Draghi ha dato la sua benedizione al Ministro dell’Economia, ma pochi parlano delle tasse introdotte per i cittadini. Abbiamo già parlato dell’introduzione della tassa per il ricorso al Tar e per le cause collegate al lavoro.

Un’altra tassa introdotta dalla manovra economica sarà quella sulle separazioni e i divorzi.

La fine di un amore, quindi, per avere un valore legale, dovrà essere anche “pagata”. La tassa da versare sarà di 37 oppure di 85 euro. Si pagherà meno se la procedura sarà consensuale.

Tutto è scritto nel capitolo dedicato a “Disposizioni per l’efficienza del sistema giudiziario e la celere definizione delle controversie”. In un articolo si abolisce la gratuità di queste procedure.

Ma il raggio d’azione della minitassa non finisce qui perché si dovrà pagare anche per modifiche relative all’assegno di mantenimento, all’assegnazione della casa o dei figli.

Con il provvedimento dovrebbero entrare nelle tasche dello Stato circa 10 milioni e mezzo di euro ogni anno.

La stima del guadagno è fatta sulle statistiche Istat che parlano, soltanto nel 2010 di 66.000 pratiche per divorzio e 114.000 pratiche di separazione.