Facile lasciarsi prendere dall’isteria in questi casi… Ma d’altra parte bisogna anche essere prudenti. In altre parole, quello che è uscito dal vertice europeo è chiaro: l’Unione Europea non aiuterà Cipro se dal paese non arriveranno dei segnali chiari di cambiamento – ovvero il paese non può continuare ad avere una gestione allegra delle finanze pubbliche.
L’Italia non è sullo stesso piano, perché con il governo Monti ha dato un’aggiustata decisa ai suoi conti. Ma attenzione, questo non ci assicura che in futuro questo non possa accadere anche a noi. Non escludere però non vuol dire che domani accadrà… L’Italia ha un potere nella contrattazione che Cipro non ha – se uscisse dall’Euro metterebbe a rischio il rendimento dei fondi pensione dell’Europa del Nord, ed è la terza economia dell’Eurozona -, e poi, se venisse applicata porterebbe, all’aliquota del 6,75%, un gettito stimato in 56,7 miliardi di euro. Non basterebbe nemmeno a pagare gli interessi – oggi pari ad un’ottantina di miliardi…
Una mossa del genere era stata già architettata dal governo Amato: nella sua finanziaria c’era pure un prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti che portò in cassa 11.500 miliardi di lire. E non c’era nemmeno il contentino del ricevere in cambio le azioni della banca salvata con i soldi dei risparmiatori…

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