Probabilmente il vizio principale della Iuc, l’imposta unica comunicale che è stata introdotta con l’ultima legge di stabilità, è dato dalla finta cancellazione dell’Imu sulla prima casa (sostituita in realtà dalla Tasi, con un’aliquota di base all’1 per mille elevabile dai Comuni fino al 2,5 per mille… E a differenza del passato con ci sono più le detrazioni fisse…).

Il risultato finale è che molte abitazioni principali rischiano di pagare la Tasi, mentre non pagavano l’Imu. A rischio sono circa cinque milioni di immobili con un basso valore catastale – inferiore ai 50.00 euro – che mentre prima non pagavano nulla, ora si troverebbero a dover pagare 50 euro di Tasi “base” – che però potrebbero arrivare fino a 125.

Per cercare di ovviare al problema il governo ha previsto la possibilità di aumentare la Tasi dello 0,8 per mille. Questa percentuale può far aumentare il conto complessivo per la prima casa al 3,3 per mille oppure all’11,4 per mille per gli altri immobili (o può essere ripartita sulle due categorie).

Il decreto che contiene l’aumento della Tasi, indica anche che i comuni non possono raccogliere  con la Tasi e l’Imu più di quanto raccoglievano con la vecchia Imu. E per questo in molte città si stanno orientando a concentrare le detrazioni sulle case di valore più basso… Il problema è che la case con un valore catastale alto, ma non nella categoria di lusso – quella che paga ancora l’Imu – si troveranno sicuramente a pagare meno di quanto pagavano quando c’era ancora la vecchia Imu

E per la vecchia tassa sulla casa, il 10% delle case a valore più alto versavano più del 50% dell’imposta… forse sarebbe il caso di far pagare anche alle case con il valore catastale più alto la vecchia Imu…
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